Con il Decreto ministeriale del 29 maggio 2025, n. 106, il Ministero dell’Istruzione e del Merito dà ufficialmente il via alla Fase 2 dell’Agenda Sud, il piano pensato per ridurre i divari territoriali negli apprendimenti e contrastare la dispersione scolastica. Un obiettivo ambizioso, parte integrante del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che attraverso la Missione 4 punta a rafforzare l’intero sistema educativo, dagli asili nido fino all’università.
La cifra stanziata? 35 milioni di euro, fondi europei del Next Generation EU destinati proprio a quelle scuole che operano in contesti particolarmente fragili, dove restare sui libri è spesso più difficile che altrove. Il budget rientra nell’investimento 1.4 del PNRR, dedicato a un intervento straordinario per combattere differenze territoriali che, purtroppo, di straordinario hanno ben poco.
Chi riceverà le risorse
I fondi andranno alle scuole già individuate dal Ministero nei precedenti decreti (quelli del 2023 e inizio 2024), selezionate sulla base dei dati Invalsi e inserite nelle varie reti territoriali del progetto. Le stesse scuole, insomma, già protagoniste della prima fase dell’Agenda Sud e ora chiamate al secondo tempo della partita.
A ciascun istituto assegnatario potrà arrivare un finanziamento fino a 100.000 euro. Soldi veri, destinati a interventi molto concreti: migliorare gli ambienti scolastici, acquistare attrezzature e servizi utili a rendere la scuola più bella, più sicura, più accogliente — e magari anche un po’ più amata dagli studenti. Oltre alle strutture, i finanziamenti potranno sostenere attività didattiche mirate e percorsi di tutoraggio contro l’abbandono scolastico. Perché la dispersione non si combatte solo con i banchi nuovi, ma anche con la presenza, gli sguardi e la continuità educativa.
Come si procede
L’Unità di missione del PNRR del Ministero guiderà ora la fase operativa: raccolta dei progetti, accordi di finanziamento, indicazioni tecniche, rendicontazioni, controlli. Un percorso rigoroso, come richiesto dalle regole europee, ma essenziale per assicurare che ogni euro raggiunga davvero le scuole e gli studenti che ne hanno più bisogno.
A vigilare sulla correttezza dei conti ci penseranno, come previsto dal decreto-legge del 2021, i revisori delle scuole attraverso una piattaforma digitale dedicata. Insomma, massima trasparenza: niente carta, niente timbri, e un po’ meno burocrazia del solito — si spera.
E se dovessero avanzare fondi?
Eventuali risorse residue saranno rimesse in circolo con un nuovo decreto, mantenendo lo stesso obiettivo: ridurre divari e dispersione, sostenere le scuole più in difficoltà e dare un futuro più solido alle studentesse e agli studenti del Mezzogiorno.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti si rimanda alla normativa in allegato.






