Al via il 54° Concorso nazionale E.I.P. Italia: la scuola protagonista dei diritti umani

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Redazione EduCorp

Pubblicato il

18/02/2026
BlogCircolari, Normativa

C’è un filo che unisce le aule scolastiche italiane alle grandi assemblee internazionali. È il filo dei diritti umani. E quest’anno passa dal 54° Concorso nazionale promosso da E.I.P. Italia – Scuola Strumento di Pace, intitolato: “Dall’Italia al mondo: l’impegno per i diritti umani come pilastro di pace”, dedicato all’anno scolastico 2025/2026.


L’iniziativa nasce nell’ambito del Protocollo d’Intesa n. 25 del 24 ottobre 2024, sottoscritto tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito e l’associazione, e si arricchisce della collaborazione del Dipartimento della Giustizia minorile e di comunità del Ministero della Giustizia, della Biblioteca Nazionale Centrale “Vittorio Emanuele II” e dell’Università LUMSA.

Scadenza: 19 aprile 2026. Segnatevela, magari con un post-it colorato in sala docenti.

Un tema che guarda al mondo (partendo dall’Italia)

Il concorso si inserisce in un contesto di grande rilievo internazionale: l’elezione dell’Italia al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per il mandato 2026-2028.

Istituito nel 2006 dall’Assemblea Generale ONU, il Consiglio è composto da 47 Stati membri ed è chiamato a promuovere e tutelare i diritti umani nel mondo. Non solo dichiarazioni di principio, ma discussione di situazioni concrete, analisi delle violazioni e raccomandazioni operative.

Nel dossier di candidatura, il Ministero degli Affari Esteri ha delineato una strategia chiara: integrare la tutela dei diritti umani nelle politiche di prevenzione e risoluzione dei conflitti. Tradotto: la pace non si improvvisa, si costruisce ogni giorno, anche (e soprattutto) difendendo i diritti fondamentali.

Tra le priorità:

  • contrasto a razzismo, xenofobia e discorsi d’odio, online e offline;
  • tutela dei diritti delle donne e lotta alla violenza di genere;
  • protezione dei minori da abusi, sfruttamento e tratta;
  • impegno per la moratoria universale della pena di morte;
  • difesa della libertà di espressione e della libertà religiosa;
  • attenzione ai diritti delle persone con disabilità e degli anziani.

Un programma ambizioso, che la scuola è chiamata a tradurre in percorsi educativi concreti.

A chi è rivolto

Il concorso è aperto alle scuole statali e paritarie di ogni ordine e grado.

Ogni istituto può partecipare con un solo lavoro didattico, scegliendo una sola sezione tra quelle previste dal bando. La selezione interna è lasciata all’autonomia delle scuole: insomma, largo alla creatività (ma con un po’ di sano spirito organizzativo).

Le 13 sezioni: dalla scrittura al teatro, dalla musica allo sport

L’articolazione è ampia – ben 13 sezioni – e copre praticamente tutte le forme espressive.

Tra le principali:

  • Premio internazionale “E.I.P. Jacques Műhlethaler”, dedicato a proposte didattiche strutturate per l’azione di pace, con premio speciale per la cittadinanza digitale.
  • Trofeo Nazionale “E.I.P. Guido Graziani”, con Coppa itinerante, per progetti che coinvolgano l’intera comunità scolastica o il territorio.
  • Premio “E.I.P. Marisa Romano Losi CISS”, in collaborazione con la Federazione Nazionale della Stampa, per il miglior giornale scolastico.
  • Premio “E.I.P. FIDIA”, con borsa di studio da 300 euro, dedicato alle arti figurative e plastiche, in collaborazione con il Museo “Alfiero Nena”.
  • Premio “E.I.P. Il Teatro nella Storia”, per il miglior testo teatrale storico, articolato per fasce scolastiche.
  • Premio “E.I.P. Musica giovane”, con sezioni Coro, Strumento e Inno (e attenzione particolare alle percussioni in vista della manifestazione “Tamburi per la pace” del marzo 2026).
  • Premio “E.I.P. Salvo d’Acquisto – I ricordi della memoria”, dedicato alla memoria e al sacrificio civile.
  • Premio “E.I.P. Antonio Amoretti – La libertà conquistata”, sui valori costituzionali.
  • Premio “E.I.P. Sport come strumento di pace – Articolo 33”, che valorizza lo sport come veicolo educativo e di pace.
  • Sezioni speciali come “La voce del carcere”, dedicata ai minori detenuti, e “Poesia giovane Michele Cossu”, con pubblicazione in un’antologia giunta alla 36ª edizione.
  • Il nuovo Premio “E.I.P. Madri costituenti”, in occasione degli 80 anni dall’elezione delle 21 donne all’Assemblea Costituente.
  • Il premio che porta il titolo stesso del concorso, dedicato ai progetti direttamente centrati sul tema dei diritti umani come pilastro di pace.

In diverse sezioni è previsto anche un premio speciale per la Cittadinanza digitale, in linea con le Linee guida sull’educazione civica e con la Raccomandazione del Consiglio Europeo del 22 maggio 2018.

Educazione civica: non solo teoria

Il concorso si collega direttamente alla Legge 92/2019, che ha introdotto l’insegnamento trasversale dell’educazione civica nelle scuole italiane.

Non si tratta di un’aggiunta formale al calendario scolastico, ma di un percorso che punta a sviluppare atteggiamenti fondati su:

  • rispetto della persona,
  • responsabilità individuale,
  • legalità,
  • partecipazione,
  • solidarietà,
  • conoscenza della Costituzione e delle Carte dei diritti.

Non a caso, tra i riconoscimenti è previsto anche un Premio speciale per le “Migliori esperienze di Educazione civica”, destinato ai progetti ben strutturati, replicabili e realmente integrati nel curricolo di istituto. Perché le buone pratiche, quando funzionano, meritano di circolare.


Una sfida educativa (e culturale)

Il 54° Concorso nazionale E.I.P. Italia non è solo una competizione. È un invito a trasformare un tema globale in esperienza didattica concreta: in un articolo scritto in classe, in un laboratorio teatrale, in un murale, in un brano musicale, in un progetto sportivo.

Con una consapevolezza semplice ma potente: la pace non è un concetto astratto, ma un processo che parte dai diritti. E i diritti, prima di essere proclamati nei consessi internazionali, devono essere conosciuti, compresi e vissuti tra i banchi di scuola.

Le scuole hanno tempo fino al 19 aprile 2026 per presentare i propri lavori. Un orizzonte ampio, che permette di progettare con calma – e magari con entusiasmo.

Perché educare ai diritti umani significa, in fondo, educare al futuro.

Per ulteriori informazioni e approfondimenti si rimanda alla circolare in allegato.

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