Il Ministero dà il via libera ai nuovi percorsi: corsi “espresso” da tre mesi per agguantare le GPS di giugno. Ecco come funziona il nuovo piano salva-precari.
Se pensavate che il record dei cento metri piani appartenesse ancora a Marcell Jacobs, non avete visto un docente precario alle prese con la scadenza delle GPS. Il Ministero dell’Istruzione, con un guizzo di pragmatismo che quasi ci spiazza, ha appena dato il via libera ufficiale ai nuovi percorsi di specializzazione per il sostegno.
L’obiettivo? Trasformare migliaia di volenterosi insegnanti in specialisti del sostegno in tempo record. Ecco i punti salienti del decreto, tradotti dal “burocratese” all’italiano.
Tre mesi e un sogno
Dimenticate i tempi biblici delle ere geologiche o delle code alle poste: le Università sono autorizzate a condensare tutto il sapere necessario in soli tre mesi. Non è un corso di cucina rapida, ma una necessità strategica: il titolo deve essere in tasca entro il 30 giugno 2026.
Perché proprio quella data? Semplice: è l’ultimo giorno utile per sciogliere la riserva nelle Graduatorie Provinciali (GPS) e sperare in una supplenza che non arrivi a metà novembre. Una sorta di “missione impossibile” dove, al posto di Tom Cruise, troviamo i nostri docenti armati di dispense e molta pazienza.
A ciascuno il suo (ma senza esagerare)
Per evitare che qualche Ateneo si trasformi in una vera e propria “fabbrica dei titoli”, il Ministero ha messo i paletti. Nonostante le Università avessero offerto più posti di quelli effettivamente richiesti (un entusiasmo quasi sospetto), è stato deciso che nessun Ateneo potrà gestire più del 10% dei posti totali. Insomma, una distribuzione democratica per evitare che tutti i futuri insegnanti di sostegno debbano migrare in massa verso un’unica, fortunata provincia.
Addio titoli esteri (con un pizzico di nostalgia)
C’è poi una clausola dedicata a chi ha cercato fortuna oltreconfine. Se avete conseguito un titolo all’estero e siete ancora lì che aspettate il riconoscimento italiano (spoiler: l’attesa potrebbe durare quanto un restauro del Colosseo), potete iscrivervi a questi nuovi percorsi. C’è però un piccolo “prezzo” da pagare: al momento dell’iscrizione dovrete rinunciare ufficialmente a qualsiasi istanza di riconoscimento del titolo straniero. Una sorta di “o noi o loro”, ma con il vantaggio della certezza finale.
Esperienza cercasi
Per i percorsi da 36 crediti, non basterà la buona volontà. Il Ministero chiede di dimostrare (sotto la propria responsabilità, quindi niente scherzi) di aver già “faticato” sul campo per almeno un anno nello specifico grado di scuola. Niente scorciatoie: per insegnare bisogna aver già visto da vicino com’è fatta un’aula.
In conclusione, la macchina è partita. Tra moduli, laboratori e tirocini da incastrare tra una lezione e l’altra, la primavera dei docenti si annuncia particolarmente calda.
Per ulteriori informazioni e approfondimenti si rimanda alla normativa in allegato.






